Dal Diario di Etty Hillesum (Adelphi). Quella  singolare ragazza che, nell’Olanda invasa dai nazisti – sebbene credente a modo suo in modo poco convenzionale –, riscopriva in sé l’ebraica volontà di vivere. Le pagine del suo diario diventarono così un irriducibile inno alla vita, mentre tutto intorno si sgretolava, puzzava di morte. Lei, nonostante non avesse quasi più soldi per procurarsi cibo, comprava dei fiori: «Molti mi dicono: “Come puoi pensare ancora ai fiori, di questi tempi”. Ieri sera, dopo quella lunga camminata nella pioggia, e con quella vescica sotto il piede, sono ancora andata a cercare un carretto che vendesse fiori e così sono arrivata a casa con un gran mazzo di rose. Ed eccole lì, reali quanto tutta la miseria vissuta in un intero giorno». Anch’io, quando ho passato tempi non facili, mi sono ricordato di Etty. Come lei, ho comprato un mazzetto di fiori freschi. Da mettere lì in un vaso all’ingresso, una bandiera, un ostinato proclama alla vita. Perché senza bellezza e poesia, anche della più economica, la vita diventa irreparabilmente angusta. Nella comune atmosfera, i fiori di Etty continuano a diffondere luce. A noi raccogliere il suo sì alla novità della vita, per riscoprire, nonostante il marciume attorno, la responsabilità di testimoniare che tutto è tremendamente bello.

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